22 aprile 2013

Vincitore della categoria Master alla 37a Pizolada delle Dolomiti, l’inossidabile Omar Oprandi è tra i nomi storici della manifestazione: trionfatore per due anni consecutivi della classifica assoluta, nel 1996 e nel 1997, vanta un curriculum che annovera le maggiori competizioni scialpinistiche e la vittoria al Trofeo Mezzalama. Anche quest’anno tra i protagonisti indiscussi della Pizolada, il fortissimo Omar ci racconta le sue impressioni sul tracciato e sulla gara:

37a Pizolada delle Dolomiti

«Presentarsi, alla 37a edizione… voleva dire esserci! Molti scialpinisti hanno voluto premiare l’organizzazione partecipando ancora una volta, o più semplicemente, per la prima volta, a questa bella gara, gareggiando sulle cime attorno al Passo San Pellegrino. Questa volta è stato ancora più bello, con tutta la zona “riservata” a noi scialpinisti, dato che gli impianti da sci erano chiusi. Una gioia ulteriore è stata la soddisfazione di trovare condizioni di neve perfette lungo tutto il tracciato.

La Pizolada propone un tracciato classico e super collaudato con l’originalità di aggiungere, sempre, la cosiddetta ciliegina sulla torta; che in questa edizione era rappresentata dal canalino Holzer sulla Nord di Cima Margherita.
E’ in questa ultima salita e in questa parte di percorso, la fase di gara dove ci si giocava la classifica finale o la propria posizione, sicuramente per la gran parte degli atleti.

Il paesaggio di questa zona è molto suggestivo sotto l’aspetto scialpinistico, con la possibilità di percorrere e salire diversi pendii e cime, sia classici che “moderni” con itinerari e difficoltà per tutti i gusti. L’organizzazione della gara ha fatto proprio questo: miscelare la semplicità della prima parte di gara con la modernità e la difficoltà tecnica della seconda parte. Quindi un percorso iniziale adatto alle categorie dei giovani e al consueto gruppo di “escursionisti” con un secondo tracciato più all’altezza delle aspettative degli “skialper” più esigenti che si aspettano dalle gare questo livello, con salite e discese come quelle della Cima Margherita.

La competizione di quest’anno era anche sottoposta a verifica internazionale “Certified Race ISMF” per entrare nel circuito di coppa del mondo. Sicuramente, quando questo, ne sono sicuro, diventerà realtà, ci si dovrà impegnare a garantire sul lato a Nord del Passo San Pellegrino un percorso altrettanto impegnativo con passaggi altamente tecnici e spettacolari. Cosa che l’organizzazione sa fare con l’aiuto dei tracciatori e ideatori del percorso. L’esperienza e il terreno ci sono.

Tornando alle mie sensazioni, non posso non sottolineare l’aspetto tecnico della gara che prevedeva un buon dosaggio sia della tecnica che della forza. Tecnica che esigeva un buon “passo spinta” nella prima salita e un buon controllo degli sci nella seguente discesa malgrado la facilità dei pendii con terreni aperti. La visibilità era buona ma non ottima e non si doveva esagerare troppo nel mantenere la classica posizione a uovo per la massima velocità. La seconda salita doveva essere gestita al meglio, anche perché era nella parte centrale della gara. La e seconda discesa più ripida della prima non dava la possibilità di guadagnare o perdere posizioni in quanto anche questa si svolgeva sulla pista chiusa ma con fondo duro e accennato dalle tracce dei mezzi battipista della settimana prima.

Come detto inizialmente era proprio la salita e la discesa della seconda parte di gara la fase in cui tutti sapevamo di giocarci il risultato. Infatti qui le cosa cambiavano, già a partire dai primi metri dopo il cambio. Un bel terreno ondulato, con traccia da cambiare parecchie volte per far fruttare la scorrevolezza migliore, lasciava subito spazio a qualche dietrofront per poi portarsi su terreno meno scorrevole sul versante Nord Ovest di Cima Margherita. Qui si raggiungeva, ancora con pochi dietrofront la base del canalino Holzer. Circa 300 m di canale per circa 130 m di dislivello… bello ripido insomma. Un’ottima doppia traccia lasciava spazio a chi ancora aveva “birra” nelle gambe per spingere sull’acceleratore e arrivare in vetta con un margine sui “compagni di gita”.

Dalla Cima Margherita una stupenda discesa sul suo ripido versante Nord Nord Est. Fantastica. Una neve spettacolare e un percorso segnalato e tracciato nel migliore dei modi. Qui i discesisti più esperti potevano fare la differenza con delle “linee mozzafiato” che si potevano vedere anche dalla zona arrivo, lasciando gli spettatori a bocca aperta.

Una gara di circa 1700 m, con la fase finale di grande spettacolarità. Ma non dimentichiamoci la bellezza del Passo delle Selle 2530 m, e la salita dell’Om Picol 2460 m adatta ai ragazzi giovani e agli escursionisti che si sono goduti una neve spettacolare con salite e discese ideali per tutti anche per i meno esperti o principianti».

Omar Oprandi

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